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Quando il Dr Boris Levinson,psichiatra americano della seconda metà del ‘900, si rese conto che il suo cane offriva ad un bambino autistico la possibilità di proiettare le proprie sensazioni interiori con minor difficoltà e che per il piccolo paziente l’animale rappresentava un’occasione di scambio affettivo e di gioco che rendeva più gradevole la seduta, introdusse un concetto veramente nuovo: la potenzialità terapeutica dell’interazione tra un essere umano ed un animale. Lo stesso Levinson, probabilmente, non avrebbe mai immaginato che la semplice idea di portare con sé il proprio cane in studio sarebbe stata presa ad esempio dalle generazioni successive, in particolare da coloro che si occupano di salute mentale, e che avrebbe aperto la strada a nuovi percorsi per “fare terapia”. Oggi si utilizza l’espressione Attività e Terapie Assistite dall’Animale (AAA/T) per indicare gli interventi di tipo educativo, ricreativo e/o terapeutico che vengono effettuati con l’ausilio di animali da affezione e che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei soggetti cosiddetti “deboli”. Gli interventi di AAA e TAA non si propongono come metodo unico e dai risultati certi, né si possono sostituire a forme di terapia primarie, bensì in affiancamento ad esse. Le AAA/T possono essere erogate in ambienti di vario tipo, da professionisti opportunamente formati, para-professionisti e/o volontari, e con animali che corrispondono a determinati requisiti. E’ naturale che il presupposto fondamentale per realizzare un intervento che si fonda sull’interazione uomo-animale, finalizzato al beneficio che un soggetto bisognoso di assistenza può trarre dalla presenza dell’animale, consiste in primis nel credere fortemente nella magia di questo incontro e nel promuovere il rispetto e la tutela del benessere di entrambi. In questo tipo di intervento credono i volontari del Rifugio-Canile di Bibiana della Lega Nazionale per la Difesa del Cane della Sezione Val Pellice e dell’Associazione Lions Club Acaja di Pinerolo, che hanno costituito un èquipe in cui intervengono veterinari, medici psicoterapeuti, psicologi e i conduttori con i loro cani appositamente educati all’attività. Le esperienze in corso sono molteplici e vedono coinvolte diverse categorie di utenti: studenti con ritardo mentale e disturbi relazionali dell’Istituto Agrario di Osasco, ragazzi diversamente abili dell’Istituto Tecnico Comm. e per Geom. di Torre Pellice, anziani con demenza senile e Alzheimer del Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna S.G. Tutte le settimane gli utenti si preparano a ricevere la visita di un “co-terapeuta” molto speciale che, insieme al suo conduttore, si mette a disposizione quale “strumento di lavoro” in attività educative, risocializzanti, riabilitative, ludico-ricreative, talvolta terapeutiche. In tutti questi contesti l’animale diviene una sorta di mediatore emozionale e di facilitatore delle relazioni sociali. Se ad Osasco il progetto di AAA compie quattro anni, l’esperienza all’interno della Casa di Riposo è del tutto nuova. Il programma è iniziato nel settembre del 2004 e per gli ospiti coinvolti sono stati individuati obiettivi diversi a seconda dei casi, orientati in generale alla riduzione dello stato di isolamento, alla stimolazione dell’espressione emotiva, alla socializzazione. In particolare, per alcuni pazienti, e con la fondamentale collaborazione della fisioterapista, l’intervento è volto al mantenimento e al miglioramento delle abilità motorie. All’interno del medesimo istituto, il Rifugio Re Carlo Alberto, è stato inoltre possibile realizzare una particolare forma di “Pet-Therapy”, quella cioè che consiste nell’affidamento definitivo alla struttura di un animale, nella fattispecie di un cane del Canile di Bibiana. Per gli anziani della casa di riposo, quelli che ne conservano le capacità, si tratta di una preziosa occasione di organizzarsi la quotidianità ancora in termini di accudimento, ovvero del prendersi cura di un amico del mondo animale, in un terreno di relazione, quello con il cane, caratterizzato da sentimenti di unione e di reciproca fiducia. Per Piotti, questo il nome dell’ex-ospite del canile, si è trattato, invece, dell’occasione da non perdere: l’aver trovato una casa confortevole (box a regola d’arte, parco in cui scorrazzare libero, pasto giornaliero assicurato), un branco che lo protegge e cura, e un capobranco, spontaneamente scelto (un ex-degente, ora “giardiniere” in istituto a tempo pieno), con cui passare il resto della propria vita.
Dott.ssa Cristina Calliero, psicologa |
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